Oggi è un bel giorno. C’è il sole. Il cielo è aperto. La luce si diffonde per le strade della città e illumina gli angoli più bui. Non ci sono ombre sotto questo cielo così limpido.
Oggi anche i pensieri e le intenzioni sono luminose.
Fuori dal finestrino del treno dove sto viaggiando scorrono immagini rapide: città, boschi, case, strade, alberi, parcheggi, nuvole bianche che si accavallano le une sulle altre.
Oggi la vita è un flusso ininterrotto di stimoli, di possibilità, di entusiasmi, di dolori, di occasioni per gioire e di occasioni per crescere. Ogni incontro è una fiamma che incendia il cervello, ogni discorso stuzzica la fantasia che si mette in moto fino a generare idee sul presente, progetti per il futuro. Ogni momento è quello giusto per essere fedeli a se stessi e quindi per iniziare o terminare qualche cosa, sentendosene capaci. Capaci di rispettarsi fino in fondo; di seguirsi sulle strade che le proprie scelte mostrano.
Ogni esperienza è bella per il semplice fatto di darsi la possibilità di farla. Darsi la possibilità di essere, di fare, di avere, di pensare, di dire.
Oggi il respiro della vita è lento ed armonico e porta ossigeno a profondità prima buie ed inesplorate.
Oggi è così. Ma non è sempre stato così.
C’è stato un tempo, non molto tempo fa, in cui la vita non era così luminosa. Un tempo in cui viversi era più complesso, sentirsi era doloroso e tentare di capirsi un’impresa vana già in partenza.
Oggi è 15 marzo, la giornata nazionale del Fiocchetto Lilla per la lotta contro i disturbi alimentari.
Si potrebbero dire tante cose e molti lo stanno facendo: oggi tante associazioni e tanti profili social si sono attivati per ricordare questa giornata, per sensibilizzare sull’argomento.
Dopo aver avuto disturbi alimentari per circa 15 anni, so bene che si tratta di disturbi che ti tolgono le parole. Che ci si riempie o ci si svuota di cibo perché manca la comprensione di sè; mancano le parole per spiegare cosa si prova; chi si è.
E al posto di questo “esserci”, ci sono solo silenzi, angoscia e il peso di portare se stessi nel mondo senza conoscersi, senza presentarsi autentici, senza lasciarsi avvicinare per paura di perdersi e non trovarsi più.
Vivere con un disturbo alimentare è come vivere in un deserto. Sei solo e sai che non puoi avere niente di ciò che desideri. E più lo desideri e non lo ottieni, più quel desiderio ti fa male, ti prosciuga dentro. Sei senza acqua nè ripari. Cammini per giorni, mesi, anni senza raggiungere una destinazione.
Bisogna volersene andare dal deserto e chiedere a qualcuno di venirci a prendere, altrimenti da soli ci si muore.