Capricci in ricci

Quando voglio cambiare, parto dai capelli: li piastro, e così, lisci e ordinati, mi danno un aspetto pulito, disciplinato. Dopo poco, mi ricordo che (e perché) sono nata riccia, e che il mio disordine creativo, o caos rivelatore, non è domabile. 

Esiste un dolore dell’anima che non arriva alle parole, o alla comprensione. È l’anima che manca a se stessa, che non abita nel proprio corpo; è il corpo privo della propria vita. E non è un dolore spiegabile, nè reale, quasi non si avverte. Ma c’è. E si può percepire nello spreco della vita. Nelle possibilità che non sfruttiamo per paura, nei rischi che non corriamo, nei noi che non ci permettiamo di liberare, nella costante ricerca di evitare tutto ciò che è vita, che è gioia e dolore. Però lo senti dopo, quando l’anima prende residenza, perchè quando non c’è, non puoi sapere che significa averla. Che sicurezza è abitare in se stessi.

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Complimenti? Sì, ma non da tutti.

“Non devi essere carina. Non devi la bellezza a nessuno. Non al tuo fidanzato, coniuge, partner, non ai tuoi colleghi, specialmente non agli uomini sconosciuti per strada. Non la devi a tua madre, non la devi ai tuoi figli, non lo devi alla civiltà in generale. La bellezza non è un affitto che paghi per occupare uno spazio contrassegnato come ‘femminile’.” – Erin McKean

Tutti parlano di aborto

Sul sito del Ministero della Salute si legge: “Obiettivo primario della legge (194/78) è la tutela sociale della maternità e la prevenzione dell’aborto attraverso la rete dei consultori familiari”. E c’è davvero qualcuno ancora convinto che la legge 194 non vada toccata?

L’arte di confondere

Rieccomi dopo mesi, guarita dal Covid ma non dalla voglia di fare chiarezza.

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