Capricci in ricci

Quando voglio cambiare, parto dai capelli: li piastro, e così, lisci e ordinati, mi danno un aspetto pulito, disciplinato. Dopo poco, mi ricordo che (e perché) sono nata riccia, e che il mio disordine creativo, o caos rivelatore, non è domabile. 

Esiste un dolore dell’anima che non arriva alle parole, o alla comprensione. È l’anima che manca a se stessa, che non abita nel proprio corpo; è il corpo privo della propria vita. E non è un dolore spiegabile, nè reale, quasi non si avverte. Ma c’è. E si può percepire nello spreco della vita. Nelle possibilità che non sfruttiamo per paura, nei rischi che non corriamo, nei noi che non ci permettiamo di liberare, nella costante ricerca di evitare tutto ciò che è vita, che è gioia e dolore. Però lo senti dopo, quando l’anima prende residenza, perchè quando non c’è, non puoi sapere che significa averla. Che sicurezza è abitare in se stessi.

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Leggendo varie fonti, ho scoperto che la nutrizionista che ha seguito Noemi sia la stessi alla quale ho chiesto un consulto qualche anno fa. Questa cosa mi ha fatto molto sorridere.

Memorie di una quarantena

A volte manco. Ma poi non posso fare a meno di tornare. Come se scrivere fosse la mia condanna e insieme la mia salvezza.

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“Guarda la parte che hai nel disordine che lamenti”

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