Capricci in ricci

Quando voglio cambiare, parto dai capelli: li piastro, e così, lisci e ordinati, mi danno un aspetto pulito, disciplinato. Dopo poco, mi ricordo che (e perché) sono nata riccia, e che il mio disordine creativo, o caos rivelatore, non è domabile. 

Esiste un dolore dell’anima che non arriva alle parole, o alla comprensione. È l’anima che manca a se stessa, che non abita nel proprio corpo; è il corpo privo della propria vita. E non è un dolore spiegabile, nè reale, quasi non si avverte. Ma c’è. E si può percepire nello spreco della vita. Nelle possibilità che non sfruttiamo per paura, nei rischi che non corriamo, nei noi che non ci permettiamo di liberare, nella costante ricerca di evitare tutto ciò che è vita, che è gioia e dolore. Però lo senti dopo, quando l’anima prende residenza, perchè quando non c’è, non puoi sapere che significa averla. Che sicurezza è abitare in se stessi.

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