Giovanni Truppi inizia a cantare “Conoscersi in una situazione di difficoltà ” con Niccolò Fabi e Youtube mi propone il banner di Tinder. Quale situazione è più difficile di una app di incontri?
(Ma soprattutto Google: ho già Bumble, quante altre app devo scaricarmi?)
Sono single da circa un anno e non penso che il mondo delle app di dating si meriti la mia presenza. Un numero davvero troppo elevato di match cui non segue nessuna conversazione, chat aperte che restano per giorni senza risposta, desiderio di discutere con chiunque, battute cariche di presunzione, bio e foto che cambiano di continuo. E questa sono io su Bumble.
La verità , unica, spietata, alla quale non posso sottrarmi, è che io mi annoio tantissimo su questa app. Mi sembra un catalogo di oggetti per la casa di un negozio dal quale so già che non comprerò niente, ma è finita la settimana enigmistica e non ho altre distrazioni sotto mano.
Anche avere avuto una vita relazionale non facile in passato non aiuta, però Bumble non mi sembra proprio un bel modo per incontrare le persone. L’ho scaricato quando lavoravo a Sesto perché praticamente non parlavo con i miei colleghi di lavoro e coinquilini.

Altezza mezzo swipe a destra
Intanto, da dietro uno schermo mi si attivano tutta una serie di pregiudizi che fino ad ora non ho mai sperimentato.
L’informazione filtro per me è l’altezza. Se una persona è più bassa, faccio swipe a sinistra subito, senza andare oltre. Eppure, nella vita reale, questo dato non mi ha mai influenzato se qualcuno mi piaceva.
Bumble è politica
La seconda cosa che guardo è se una persona vuole o meno figli: se ne vuole, è molto difficile che io faccia swipe a destra.
Anche se la combo peggiore è chi vuole figli, è di destra ed è cattolico. Lì puoi essere alto anche 2 m, ma nella mia mente sarai irrimediabilmente un prolife che manifesta contro l’aborto mentre chatta con me su Bumble per convincermi di quanto sia bello essere una famiglia unita con tanti figli.
Essere o non essere in relazione? Poi si vedrÃ
Sempre rimanendo nella categoria delle cose che gli altri scrivono di volere, swippo a sinistra chi vuole una relazione stabile e allo stesso tempo divertirsi senza impegno ma, più di tutti, chi vuole una relazione stabile e chi cerca una persona per la vita.
Ma come fai a sapere di volere una relazione stabile o una persona per la vita se ancora non la conosci? Io per esempio so che in questo momento non sto cercando una relazione per una serie di motivi tra cui anche perché non conosco nessuno con cui valga la pena iniziarla.
Ma se già inizio a scrivermi con qualcuno sapendo di volerlo per la vita, sto davvero conoscendo una persona per chi è o le sto appioppando addosso quello che voglio io coinvolgendola in qualcosa che non ha minimamente a che fare con lei? Chiedo eh, forse sono io che non ho capito le regole del gioco.
Nel dubbio, nella bio ho scritto che cerco nuove conoscenze, e poi si vedrà .

Semplicemente io non basta
Un altro standard che deve essere soddisfatto è un certo acume nella presentazione: mi piace chi scrive qualcosa di proprio pugno – che non sia la bio (ho 37 anni, lavoro in Acea, per distrarmi la sera accendo candele e incensi e faccio meditazione) – se poi fa ridere ancora meglio.
Insomma anni e anni di terapia per crearci un’autostima, toglierci le etichette di dosso, imparare a non dover dimostrare niente a nessuno, e poi scrivere “semplicemente io” non basta. No, decisamente no perché a me dei tuoi progressi interiori non me ne può fregare di meno; in caso contrario, sono 80€ l’ora.


Swipe a sinistra per chi usa solo luoghi comuni, citazioni, poesie.
Ma anche per chi scrive: “amo viaggiare, fare sport, bere ottimo vino, andare agli eventi con tante persone, trovare una compagna con cui dividere tutto questo” e grazie alcazzo Gianpirlo, pensavo ti piacesse stare tutto il giorno sul divano con le dita nel naso, insultare gente a caso, bere lassativo e avere una compagna che ti ricorda di andare a lavorare; oppure “incontriamoci, lasciamo che i nostri mondi interiori si uniscano e vediamo cosa ne viene fuori” spoiler: sicuramente niente di buono Giancoso; oppure ancora “fai swipe a destra, non te ne pentirai” e io intanto mi sto chiedendo che errori ho fatto nella vita per essere capitata davanti a questo profilo.
Ma poi dai è Bumble, come ci si fa a prendere così seriamente? Manco fossimo a “Primo appuntamento” o a “Matrimonio a prima vista”.
Swipe a sinistra anche per chi non scrive niente, mettendo solo un paio di foto pure sfocate. Guarda Gianpippo che qui stiamo tutti sulla stessa barca, una barca fatta di giudizi, pregiudizi, ferite emotive non curate o in via di guarigione e tanta voglia di ridere quindi se sei sposato e non vuoi che si sappia delle tue scappatelle iscriviti a Gleeden.


In ultimo, swipe a destra per chi ama le escursioni in montagna e, di recente, anche la corsa. No, la terapia da sola non basta più.
Una foto per domarle, una per trovarle, una per ghermirle e nel buio incatenarle
Dopo aver fatto questa attenta ed accurata selezione, arriva il momento di vedere la foto.
No deciso davanti all’ostentazione fisica – foto dei propri muscoli, magari anche con le vene belle in evidenza, in costume, in palestra; approvate le foto sportive e quelle buffe, totalmente disapprovate quelle di gruppo perché, puntualmente, mi piace l’amico, quello che non è su Bumble. Per le cose di gruppo, prego andare su Feeld.
Come ti chiami?
E poi c’è il nome. Ce ne sono alcuni che sono proprio bannati, cioè quelli dei miei ex.
C’è stato un lungo periodo, anni fa, in cui conoscevo solo Daniele, il nome del mio ex storico, con cui sono stata 6 anni e che ha settato tutti gli standard immaginabili e non nel mio panorama relazionale. Dopo esserci lasciati, ho frequentato per qualche mese un altro Daniele; dopo questo ho conosciuto altri due Daniele. Insomma, cos’è che non stavo capendo dei segnali divini? Avevo due scelte: provare a tornare con il primo vero Daniele, ma non è andata. E quindi ho smesso di frequentare qualsiasi Daniele.
Dopo di ciò, non è mai più successo di frequentare persone con lo stesso nome di altri ex.
Comunque il nome è l’ultimissimo criterio di selezione: tipo che se già tutto quello che ho elencato sopra non mi convince più di tanto, e in più ti chiami Daniele, swipe a sinistra.
Matching, chatting, ghosting
Comunque in tre mesi di Bumble ho collezionato ben 36 chat e sono uscita solo con due persone, di certo non perché non abbia tempo.
E di queste due, solo una – da cui, tra l’altro, sono stata ghostata dopo alcune uscite, dovendo quindi affrontare le implicazioni emotive che il ghosting comporta – mi sarebbe piaciuta anche se l’avessi conosciuta direttamente di persona.
Essere uscita solo con due persone su 36 conosciute significa che tutti questi criteri di valutazione non riescono davvero ad assicurarmi un match interessante.
C’è questa fantasia di quasi onnipotenza quando sei dietro ad uno schermo, per cui pensi di poter controllare ogni cosa e scegliere la persona migliore per te: altezza, nome, età , lavoro, aspetto fisico, ironia. Pensi di azzerare il rischio di fallimento così. Poi le scrivi e magari lei neanche ti risponde.
Di persona, è tutta un’altra cosa, e secondo me è decisamente meglio.
Rompere il ghiaccio senza impegno
Ma comunque tutto questo screening iniziale – degno di un responsabile HR di una multinazionale – non è neanche la parte più difficile o impegnativa, perché come vedete si tratta di un lungo dialogo tra me e me.
Il vero problema si pone quando c’è il match.
Non è tanto iniziare a parlare, che di per sè è una cosa piacevole – perché non si aggiunge la spunta “voglio solo rompere il ghiaccio, senza impegno”? È proprio tenere in piedi una conversazione. Cioè ma che ci dobbiamo dire?
L’unica cosa che abbiamo in comune, al di là di quello che scriviamo sul nostro profilo, è che siamo – presumibilmente – single e che vogliamo conoscere qualcuno che – anche qui, presumibilmente – non conosceremmo di persona. Ma c’è un motivo se non ci conosciamo di persona, lasciamo le cose così come stanno!
L’anno dei tre mesi
In genere, dopo la quinta battuta il mio interesse è già pari a 0 e recuperarlo è impossibile. Quindi poi chiudo Bumble e faccio altro. E mi chiedo cosa ce l’ho a fare questa app se poi non la uso.
Ne ho parlato con il mio amico Bruno, che mi ha detto “non parlavi con i tuoi colleghi a Sesto, non ti piace parlare con la gente su Bumble. Ma allora sei tu che non vuoi avere a che fare con le persone”, eh mi sà che è proprio così Bruno. Alla fine questa app mi dice più cose di me che delle persone che incontro.
Bruno mi ha anche detto che questo è l’anno dei tre mesi, che significa quello che tu vuoi che significhi. E in effetti sono tre mesi che ho Bumble, forse è arrivato il momento di cambiare app. O, semplicemente, di lasciar andare.
Intanto che decido cosa fare, avete storie di app di dating da raccontare? O qualche tips per sopravvivere in questo universo parallelo?