La playlist parte: Californication è la prima canzone che si diffonde per tutta la camera mentre sto facendo il cambio di stagione. Stasera sono nostalgica e, si sa, i Red Hot mettono il turbo alla nostalgia.
È una cosa che penso da quando ho 15 anni, che ho ascoltato per la prima volta Snow (Hey oh): i Red Hot mi fanno pensare a momenti goduti e strizzati per bere fino all’ultima goccia di vita disponibile. E poi passati. Momenti di cui ti resta vivido il ricordo e la consapevolezza che non torneranno.
Così mi sento stasera, e non è affatto un male che quei momenti che mi danno nostalgia non torneranno, anzi! Va benissimo così.
Con Californication in sottofondo, prendo i vestiti autunnali dalla valigia: giacche, camicie, maglie a maniche lunghe, pantaloni, abiti, e li metto nell’armadio vuoto. I tessuti mi sfilano tra le mani, li accarezzo e per un secondo non sono più nella mia camera. Alcune scene si accavallano nella mia testa: dentro di me c’è spazio per tutto, per un passato che si è ormai esaurito e per un presente che richiede attenzioni.
Sono su un aereo, fuori dal finestrino le nuvole sembrano morbidi ciuffi di panna tinti di rosa, non c’è il sole ma il cielo è splendente, e c’è tanta pace intorno. Non so dove sto andando ma sono sicura che sarà una bellissima esperienza.
La playlist va avanti, parte Scar Tissue e qui sono due le immagini che mi catturano: sono sul letto in camera mia a Cassino, guardo il comodino, c’è una candela con la fiamma ferma. La canzone sta riempiendo il silenzio, tutto intorno un vuoto pregno di sicurezza, di speranza, di buoni propositi. In quel momento sono sola e mi sento allineata con il mio zenit, la realtà attorno a me è composta, regolata da ciò che voglio io. So che nulla può andare storto.
E poi c’è quest’altra immagine: sono in piedi appoggiata ad un muro, sto fumando una sigaretta alla finestra di una casa non mia. Sono a Roma, non sono sola. La stanza è in penombra, non si muove niente, solo le mani che portano la sigaretta alla bocca. La canzone sta riempiendo il silenzio. C’è un tumulto in me, ho abdicato a tutte le sicurezze e a tutte le speranze. La realtà attorno a me è scomposta, quello che voglio la sta modificando. E so che nulla andrà per il verso giusto. Ed è esattamente quello che voglio.
Questa canzone, tra tutte quelle dei Red Hot, è quella che mi pungola di più i sentimenti e, ovviamente, è anche quella che mi piace di più. E mi piace perché sento la presenza, forte, dei ricordi che mi tornano in mente, ma che continuano a stare al loro posto.
Questa nostalgia che mi punge nel vivo è un’ondata che mi travolge, eppure io resto ferma. Con i piedi ben saldi nel presente e senza nessuna voglia o bisogno di affondare in quell’onda.
Per anni ho lottato con questa nostalgia, senza sapere cosa farmene quando arrivava a lambire le sponde del presente. E provavo a ignorarla, a reprimerla, a darle le spalle perché non volevo quel dolore. Il dolore di un tempo finito. Perché quel dolore mi suggeriva che il mio presente non fosse altrettanto bello, altrettanto soddisfacente, altrettanto semplice anche. Forse.
Eppure, è solo nostalgia. E rinforzando il presente, vivendo con convinzione una vita in cui scelgo di risiedere giorno dopo giorno, mi sono accorta che quel passato lì non fa più male. E io posso sopportarne la mancanza, senza mettere in dubbio tutto il resto.
I Red Hot continuano a cantare, è il turno di Snow (Hey oh), che non mi evoca particolari ricordi, ma continua a solleticare la mia nostalgia. Il cambio di stagione è quasi finito. Ci sono abiti che l’anno scorso non ho messo. Che faccio, aspetto l’occasione giusta per indossarli – che, spoiler, non arriva mai – o prendo atto che non li indosso perché non voglio?
Parte Otherside senza che me ne accorga e decido che quegli abiti hanno fatto ormai il loro corso nel mio armadio, è tempo che escano da lì e vadano a popolare le case di qualcun altro. Nella mia ho bisogno di spazio.
Non sono mai stata brava a lasciar andare. Infatti, se guardo la mia camera, ci sono angoli in cui è ammucchiata roba che non uso, ma che non so togliere. Oggi però è il momento dei vestiti.
Nessuno ti insegna a lasciar andare. Anche perché quella lì è la vita tua, sono gli amori tuoi, i sentimenti tuoi, le convinzioni tue. E non è facile smettere di vivere, di amare, di sentire, di credere. E poi lo impari, quando il presente smette di fare paura e diventa un’avventura che non vedi l’ora di vivere.