Quando il ministro Sangiuliano ha detto che Cristoforo Colombo ha circumnavigato la terra seguendo le teorie di Galileo Galilei; quando ha detto che Times Square è a Londra; quando, al premio Strega, ha detto che avrebbe provato a leggere i libri che, in teoria avrebbe già dovuto leggere per decidere il vincitore; quando ha detto che il fondatore del pensiero di destra è stato Dante Alighieri.
Ecco.
In tutte queste occasioni, io non mi stupisco della sua ignoranza – che per carità, potrebbe far suscitare qualche dubbio sull’opportunità che questa persona continui a rivestire il ruolo di Ministro della Cultura – ma del fatto che sembra non importare a nessuno.
Mi chiedo: prima di ogni sua pubblica apparizione, non c’è qualcuno – idealmente, il suo ufficio stampa – che gli dica: “Allora Gennaro, di cosa vuoi parlare a questo evento? Rivediamo insieme il discorso? Non per sfiducia eh, ma sai, tu hai così tanti impegni che non puoi stare dietro a tutto, ecco perché hai un team pagato per curare la tua comunicazione e la tua immagine”.
Risposta: l’ufficio stampa c’è, ovviamente, come si legge sul sito dei Beni Culturali.
Prima di andare a Taobuk, c’è stato qualcuno che – visti i precedenti – gli ha detto: “Allora Gennaro, per questa tua apparizione, non possiamo sbagliare! Nel mio staff c’è Pina che ha un dottorato in storia, ti ha scritto un discorso bellissimo, storicamente e geograficamente corretto. Eccolo qui, studialo prima di salire sul palco. Come? Vuoi parlare di Cristoforo Colombo che ha circumnavigato la terra in base alle teorie di Galileo Galilei? Non lo so Gennaro, a naso ti direi che non è andata proprio così, aspetta che apro Wikipedia e ti dico. Eh no ecco vedi? Come pensavo: Cristoforo Colombo è morto nel 1506, Galileo è nato nel 1564. Senti, attieniti al discorso che abbiamo scritto per te. Sarai a Taormina a discutere di identità culturale, parla del teatro greco-romano della città, che è il secondo più grande della Sicilia, di quanto sia suggestivo assistere agli spettacoli che presentano lì, immaginando che nel II secolo d.C. tra quelle mura si facevano gli incontri tra gladiatori e animali. No Gennaro, te l’ho detto mille volte che Massimo Decimo Meridio non è mai esistito, non citarlo ti scongiuro, che ancora dobbiamo riprenderci dalla figuraccia di Times Square”?
Dopo Taobuk, immagino che qualcuno del suo staff, o degli altri ministri, gli abbia detto: “Gennaro, ma che cazzo hai fatto? Sei il ministro della Cultura, mannaggia a Dante Alighieri! C’è Pina che ha un dottorato in Storia, ti ha scritto lei il discorso che dovevi fare, smettila di prendere iniziative e segui le indicazioni che ti vengono date. Ora come ci riprendiamo da questa quarta gaffe?”
È questo che mi lascia basita: la reiterazione con cui il ministro si presenta impunito sulla scena pubblica, continuando a fare gaffe che, a quanto pare, non imbarazzano nessuno. O magari sì, imbarazzano qualcuno – il ministro stesso, per esempio (?) – ma evidentemente nessuno è così tanto turbato da impedirgli di fare nuovi errori. Lui stesso non lo è abbastanza da imporsi di arrivare più preparato, più “studiato”.
Al netto delle responsabilità personali, in un governo che ha aggiunto la dicitura “Merito” nell’intestazione del Ministero dell’Istruzione, a nessuno sembra interessare se il ministro della Cultura sia preparato o meno. Quasi a dire “Me ne frego” – e qui potrebbe fare eco il motto dannunziano tanto caro al ventennio fascista, ma non scomodiamo nessuno, per il momento – se il ministro non sa la storia, la geografia, se non arriva ben preparato alle premiazioni del Premio Strega, se diamo l’idea di avere un ministro ignorante. Per quello che serve a noi, va bene. Solo questo ci importa”.
Che poi, se andiamo a leggere il suo cv – sempre sul sito dei Beni Culturali – risalta un percorso accademico e professionale di grande prestigio: laurea in Giurisprudenza, dottorato in Diritto ed Economia, master, diploma IASD – Istituto Alti Studi per la Difesa – direzione di un quotidiano, collaborazione con diversi giornali, docenze in università. Insomma, le carte in regola per fare “bella figura” le avrebbe tutte.
Eppure, niente. Non ce la può fare.
E tutti gli altri che lo affiancano? E chi l’ha scelto, e continua ancora oggi a sceglierlo, come ministro della Cultura?
Qui le strade sono due: o davvero non interessa a nessuno, e allora abbiamo davanti agli occhi un serio problema di disinteresse verso la cultura e ad essere percepiti come un ministro e un esecutivo di cultura; oppure ci sarebbe da sperare che queste quattro gaffe siano state quelle proprio inevitabili, che il suo staff abbia fatto un ottimo lavoro in tutte le altre occasioni in cui il ministro ci ha messo la faccia o la firma. Tanto da ridurre al minimo le uscite infelici ed essere un Esecutivo percepito come culturalmente valevole, sufficientemente inattaccabile da non dover optare per un altro ministro.
Il minore dei mali, insomma.