Storie di passi #3

Oggi siamo tornati a respirare.

Dopo giorni a casa, con carenze emotive ipercompensate con cibo e tv, con desideri di libertà sfogati, nella migliore delle ipotesi, nel cortile sotto casa, altrimenti sulla bacheca di un qualsiasi social, facendo auguri sparsi, e attente analisi del reale che dimostrano più che altro l’importanza di un necessario ed urgente percorso di psicoterapia individuale; oggi, per ben due giorni, siamo tornati in zona gialla.

Che non vuol dire libertà, ma possibilità di scegliere.

Scegliere di fare altro anziché restare chiusi in casa.

Scegliere di poter vedere più di due persone non conviventi.

Scegliere di posare il telefono ed uscire a respirare l’ossigeno di una natura che, nonostante i nostri sforzi emotivi, si è rinvigorita in questi giorni “rossi”.

Scegliere di camminare, di riempirci gli occhi di meraviglia, la bocca di parole e sorrisi, il cuore di compagnia.

Scegliere di incontrarci. Davvero. In carne ed ossa.

Per condividere bellezza, entusiasmo, pace, neve, la favola di un paesaggio che ha sempre un mistero, o una leggenda da narrare.

Oggi, con Itinarrando, abbiamo vissuto il nostro sogno invernale nella Val di Canneto, immersa nel Parco nazionale del Lazio, Abruzzo e Molise, località Settefrati, provincia di Frosinone.

Luogo di cui si percepisce la magnificenza appena ti avvicini alla chiesa, il santuario della Madonna di Canneto, appunto.

Una madonna nera, come la terra, la stessa che, in antichità era venerata e rispettata.

Meta di pellegrinaggi da tutta Italia, questo luogo sorge alle sorgenti del fiume Melfa, ed è dedicato alla dea Mefite.

Divinità italica, di origini osche, il suo nome significa “colei che sta nel mezzo”.

Divinità dell’acqua, elemento sacro per gli uomini antichi, necessario per sopravvivere, era considerata un tramite tra la vita e la morte.

Ci inoltriamo nel bosco, consacrando la nostra curiosità alla favola che appare davanti ai nostri occhi: un paesaggio completamente innevato.

Una natura che, in quanto selvaggia e priva della presenza massiccia ed invadente dell’uomo, ci mostra il suo ordine perfetto, la sua bellezza indomita ed impareggiabile.

Intorno a noi è tutto bianco. Ovunque si posi lo sguardo ci sono strade di morbida panna, in cui le bacchette affondano, e verrebbe voglia di buttarcisi dentro e mangiarla per quanto è perfetta.

Gli alberi sono carichi di neve, e se la scrollano di dosso lasciandola cadere sulle nostre teste e noi, tra una risata e una caduta, ci lasciamo incantare dall’atmosfera silente e candida in cui siamo immersi.

Un leggero rumore di acqua accompagna i nostri passi, che non sono mai davvero silenziosi, nonostante all’inizio le buone intenzioni ci siano tutte!

Finché non arriviamo alle cascate di Giovanni Paolo II, a lui dedicate perché luogo da lui molto amato, dove si ritirò in meditazione nel 1985, come dimostra un libro a lui dedicato e lì presente.

Il percorso è semplice, agevole, accomodante. Siamo con le ciaspole, il che significa cadute assicurate!

Il che significa anche che possiamo godere il paesaggio, immergendoci nella neve e negli intrecci dei rami che si snodano sulle nostre teste, o davanti ai nostri corpi.

Avanziamo nella neve, e galleggiamo. Con le ciaspole, nel bianco, in una favola.

Non sembra di essere in Italia, non sembra la realtà.

La Lapponia è il paesaggio più simile che mi viene in mente per comparare la visione di oggi.

Il silenzio della neve ci accompagna per tutto il cammino, carico di senso, pieno di rispetto reciproco: in primis il nostro verso la natura e viceversa.

Una natura altera, che puoi toccare ovunque, senza mai afferrare davvero.

Una natura che non si muove, ma non si ferma un attimo: con grande meraviglia, incontriamo il camoscio appenninico, o Rupicapra pyrenaica ornata, che scende dalle cime in cerca di erba, essendo le altitudini ricoperte di neve. Non un bel momento per i camosci che, per difendere il proprio harem e consentire la riproduzione, non hanno sfruttato l’autunno per mettere da parte riserve di cibo.

Storie di uomini, storie di religione, storie di animali.

Tracce di lupo si presentano ai nostri occhi, sulla neve fresca.

Lupi come uomini.

Uomini come i lupi.

Ci muoviamo in fila, con la nostra guida, Alex Vigliani, che ci apre la strada, che crea la traccia che noi percorreremo nella neve, che ci accompagna sapientemente nella natura, senza lasciare le cose al caso, ma avendo ben in mente l’obiettivo da raggiungere e il modo per perseguirlo.

Come i lupi, che si lasciano guidare dal capo branco, e si spostano così anche per 80 km al giorno.

Certo, noi ad 80 non ci arriviamo (ancora!) ma abbiamo di certo molto altro da imparare prima!

La Val di Canneto è famosa, tra le tante cose, anche perché, risalendo nel bosco, si giunge alla zona dei tre confini: punto in cui si uniscono il confine geografico di Lazio, Abruzzo e Molise.

In passato era zona di incontro tra i diversi popoli italici: i marsi, i sanniti, i volsci, gli osci.

Oggi tre regioni di uniscono e si dividono in questo punto.

Alla vista non c’è differenza.

Com’è che si dice? “L’uomo non divida ciò che Dio ha unito.”

È buffo, ma mi viene in mente questa frase quando penso che questi tre confini li abbiamo deciso noi uomini, perché per la natura non cambia niente.

Stesso paesaggio, stessa vegetazione, stessa atmosfera, stessa temperatura, stessa fauna, stessa terra che noi calpestiamo.

Tutto uguale, tranne il nome che quella terra assume a distanza di qualche metro.

Natura, bosco, foresta.

Luoghi di mistero, di passioni, di peccati.

Luoghi di riti di passaggio.

In alcune popolazioni uno di questi consiste proprio nel lasciare che il ragazzo si perda nel bosco, finché da solo non ritrova la strada di casa, per essere riconosciuto adulto dalla propria comunità.

Primavera sacra: in latino ver sacrum, un rito di passaggio.

Gli adolescenti, per diventare adulti, dovevano lasciare il loro villaggio, la loro comunità, per fondarne una nuova.

Per dare origine ad un nuovo popolo.

Storie che si ripetono, perché la storia è ciclica, ma il nostro modo di osservare può cambiare. Oppure no.

Ciò che succede nel bosco è del bosco, lì rimane.

Nel bosco ci sono i pagi, dal latino pagus, ossia una suddivisione delle tribù italiche in età romana, indicava ciò che era situato al di fuori dei confini delle città.

E i pagi, oggi i pagani, erano appunto coloro che non sottostavano alle leggi, che erano considerati nemici della civiltà, poiché seguivano il loro istinto, assumendo anche comportamenti non comprensibili e riprovevoli agli occhi della Chiesa e dello Stato.

Oggi i pagani sono appunto coloro che non seguono gli insegnamenti cristiani.

La natura come fonte inesauribile di piacere, di conoscenza.

Che è piacere. Che è conoscenza.

La natura come una vera e propria madre, in grado di istruirci e guidarci, non solo alla ricerca e alla comprensione delle nostre origini, ma anche della riflessione, della pazienza, dell’evoluzione, del sentire se stessi, del sentirsi parte di qualcosa di più grande, senza esserne spaventati, ma considerando questa cosa con rispetto.

Sono stata in questo posto a Maggio del 2019, per la precisione il 5 Maggio. Primavera inoltrata, eppure quel giorno il cielo era grigio e una forte pioggia ha sorpreso i nostri passi.

Lo stesso luogo, un paesaggio irriconoscibile.

Come la neve muta lo stato delle cose, o anche solo il nostro modo di vederle, di intenderle.

Un velo bianco che ricopre il mondo, ricopre la terra, ricopre l’acqua, e ci fa perdere la strada, l’orientamento, i punti di riferimento.

La magia della neve è al tempo stesso il suo orrore, il dramma di incantarsi al punto da perdersi, da non ritrovarsi.

Una giornata, ma che dico, un sogno!

Tornare a camminare, ad incontrare persone, a condividere le storie della nostra storia, regalarci sorrisi, sguardi, parole, emozioni, mani che ci rialzano dopo una caduta.

C’è condivisione nell’incontro.

E a nulla vale il divieto, o la paura di condividere, nel senso più stretto: bere dalla stessa bottiglia, mangiare dalle medesime posate, per timore del Covid.

La condivisione è nella stessa aria che respiriamo, e non c’è bisogno di tenersi la mano, o di abbracciarci (anche se di abbracci, sì, ce n’è un bisogno enorme!) per far viaggiare le nostre emozioni, per vivere momenti che colmano la nostra mente di ricordi belli, genuini.

Siamo fatti per condividere, e lo facciamo come possiamo.

Oggi abbiamo condiviso una favola, ed io voglio condividere questo sogno con voi che mi leggete!

Foto di Francesca Mattiello, vice presidente, nonchè organizzatrice e fotografa ufficiale di Itinarrando

12 commenti Aggiungi il tuo

  1. Presto anch’io tornerò a respirare, lontano dal PC per qualche ora…
    Bel giretto, quello che hai fatto e che ci hai fatto fare 😊

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    1. ailuig91 ha detto:

      Sei tornato a respirare?? 😄

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      1. Yessa! 🙂
        Stamattina prima uscita ufficiale in MTB (vedi FB)

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      2. ailuig91 ha detto:

        Cioè ti devo aggiungere su fb? 😂

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      3. Ops… ci seguiamo su IG, non su FB.
        Comunque se vuoi, non è difficile trovarmi! 😉

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      4. ailuig91 ha detto:

        Attento che domani mi trovi sotto casa tua 😂

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      5. Naaa… non credo: non puoi uscire dalla regione! 🤣🤣🤣

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      6. ailuig91 ha detto:

        Potrei essere già lì…

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  2. ugologu ha detto:

    Grazie allora,per la condivisione 🤗. Ma ,ai piedi, ” ciaspole” o quegli aggeggi che ti consentono anche un pochino di sciatina?

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    1. ailuig91 ha detto:

      Autentiche ciaspole😄

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  3. massimolegnani ha detto:

    stupenda passeggiata.
    ciaspole, bicicletta o piedi, estate o inverno, queste sono le favole che amo, camminare sul margine del reale, lasciarsi coinvolgere dall’incanto, inoltrarsi in un bosco come in un sogno.
    ml

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    1. ailuig91 ha detto:

      Proprio così ☺️

      "Mi piace"

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