Nintendo lifestyle

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Oggi pomeriggio sono stata tre ore in videochiamata a spiegare un brano tratto da un’epistola di Galileo Galilei, in cui lo scienziato spiegava perchè, nelle questioni di astronomia, bisognava affidarsi alle dimostrazioni e non andare a ricercare la verità nella Bibbia, dando prova che, essendo due ambiti diversi, le innovazioni scientifiche non miravano a far venire meno il potere ecclesiastico.

Tre ore.

Per un brano sintatticamente, lessicalmente ed ontologicamente molto complesso.

Il primo pensiero, al termine della chiamata, è stato: “Ho bisogno di trash italiano per ritrovare leggerezza, meno male che stasera c’è Temptation Island” che ovviamente ora non sto guardando perchè sto scrivendo questo articolo.

Sono stati giorni molto densi questi ultimi. In particolare stamattina sono stata al cimitero a trovare un ragazzo, morto a 27 anni, ucciso dal padre in una mattina di fine estate, insieme alla sorella di 19 anni, che ho conosciuto in un viaggio in treno per Roma nel 2012. Un anno che ormai sembra non appartenermi più per come lo sento lontano.

Sono uscita con lui qualche volta, abbiamo fatto qualche viaggio in treno insieme, poi abbiamo smesso di sentirci senza un motivo reale, semplicemente perchè a 21 anni le cose vanno così. Quando ho saputo della sua morte, quest’inverno, si è rotto qualcosa dentro di me, e il desiderio di andarlo a trovare non mi dava pace.

Sono entrata per la prima volta in quel cimitero stamattina, con due piantine in mano, e non avevo idea di dove trovarlo. Ho pensato che non fosse poi così grande, e che non ci fossero poi tante persone tra cui cercare. Eppure era pieno di tombe e non c’era una sola persona a cui chiedere informazioni. Nella mia mente mi sono rivolta proprio a questo ragazzo, e gli ho chiesto di guidarmi da lui, poi ha iniziato a piovere e quel cimitero è diventato un posto ancora più misterioso ed incomprensibile. Finchè non mi sono trovata proprio davanti alla cappelletta dove c’erano lui, la sorella e il padre, morto suicida.

Non sono riuscita a trattenere le lacrime, che anzi, uscivano da sole senza che io riuscissi a controllarle. È stata un’emozione che mi ha letteralmente messo ko. Mi sono dovuta sedere perchè non riuscivo a stare in piedi. Riordinare quei pensieri sarebbe anche difficile ora, ma, al di là delle considerazioni mie personali su di lui, del senso di ingiustizia, e di tutto ciò che si può provare davanti alla morte inspiegabile di un ragazzo brillante di 27 anni, ho pensato che la sua vita aveva un grande senso. E ce l’aveva già a 21 anni, quando l’ho conosciuto. Già allora riempiva la sua vita di bellezza, di valore, di significati che, a volte, non riusciamo a trovare che in vecchiaia.

Invece lui sembrava attirare (ed essere attirato) solo (da) cose belle, che gli permettevano di migliorarsi e di procedere serenamente incontro al suo destino. Per ciò che ho conosciuto, aveva il coraggio di inseguire i suoi sogni, e ciò ha reso il mondo un posto migliore.

Perchè di questo ha bisogno il mondo: di persone che rendano bella la propria vita, che non si tirino indietro davanti alle difficoltà per inseguire i propri sogni. E lui aveva proprio questo: un cuore senza paura.

E ora non ci sono più nè lui nè i suoi sogni. E l’eco di questo pensiero mi risuona dentro con forza, perchè, leggendo vari articoli di giornale, ho scoperto che si era laureato, che lavorava e aveva vinto un dottorato, che continuava a realizzare le sue passioni e ad arricchire la sua vita di cose belle. Insomma, lui ha sfruttato la sua possibilità qui sulla terra.

A volta ci facciamo tante domande, tanti problemi, collochiamo noi stessi ostacoli invisibili sulla nostra strada, quando basterebbe essere leggeri, e soprattutto amarsi di più. Io per esempio, nelle mie innumerevoli riflessioni, sono giunta alla conclusione che non riesco a fare chiarezza perchè ho il forte timore di perdere tutto ciò che non scelgo.

Qui calza a pennello la frase della Nintendo “Everything not saved will be lost” – tutto ciò che non è stato salvato verrà perso. A volte mi sembra che siano talmente tante le cose da fare, che vorrei dare una possibilità a tutte le me che ho dentro. Ed è difficile capire quale versione di me sia autentica. Forse nessuna, forse tutte, forse finchè non le metto alla prova non lo scoprirò. Ma altre volte il pensiero che mi frena è molto più difficile da accettare: so benissimo cosa voglio, chi sono, ma nel momento in cui scelgo ciò, non avrò più niente da desiderare, non rimarranno più emozioni da provare, perchè avrò già tutto.

Non sono idee facili da tenere a mente, soprattutto perchè sono entrambe giuste. Mettiamola così: so così bene ciò che voglio che mi creo mille alternative per allontanare il momento della scelta, cioè quello in cui non avrò più nulla da desiderare.

Intanto però la vita passa. E non dico che sia sprecata la vita di chi ricerca se stesso, o che abbia più valore chi è già sulla sua strada e sa verso quale direzione puntare. Dico che è sciocco sapere e non fare per paura. E lo dico a me stessa, non perchè tutto ciò che ho fatto sia stato uno spreco, anzi. Se oggi sto scrivendo tutto questo è soprattutto grazie a ciò che ho fatto, specialmente in questo anno e mezzo.

Ma voi non avete mai la sensazione di essere terribilmente spaventati dal fare la cosa che vi piace di più? Il timore di non avere più niente da desiderare, di azzerare tutte le spinte motivazionali? La paura di fallire e non avere più niente per cui lottare?

È davvero curioso il modo in cui la nostra mente riesca a giustificare alla perfezione quegli atteggiamenti che ti portano all’autosabotaggio. Della serie: io so bene come stanno le cose, ma non sono programmata per farle andare dritte; il mio punto di vista è talmente (dis)torto che mi fa vedere dritta anche la realtà più storta.

È vero che bisogna nascerci così stronzi. Forse, semplicemente, ci sono persone più portate per amarsi, ed altre che, vuoi per genetica, vuoi per apprendimento, fanno semplicemente più fatica a trovare il proprio centro.

E voi? parlatemi del vostro centro di gravità transitorio!

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