Il fiocchetto lilla

Guarire è difficile. Ed è addirittura impossibile quando pensi che la malattia sia un modo d’essere, e sia l’unico in cui tu puoi esistere.

Oggi è la giornata nazionale del fiocchetto lilla, dedicata ai disturbi alimentari.

Ed io non voglio parlare di cibo. Perché mangiare o non mangiare è solo un modo per provare a controllare qualcosa che altrimenti sarebbe allo sbaraglio: quelle emozioni che dentro di noi non riescono a trovare una residenza, una casa da abitare, un luogo in cui vivere senza sentirsi giudicate.

Ho sofferto di disturbi alimentari per anni, e sono in cura dalla fine del 2018, ed è estremamente difficile guarire vivendo negli stessi schemi che ti hanno portato ad ammalarti.

La vera cura di un disturbo alimentare non ha niente a che vedere con il cibo, con il corpo, con la bilancia e con lo specchio.

Ha a che fare con gli schemi che riesci a rompere. Quelli in cui stai male, ma che pensi possa farti più male non avere. Schemi che ti danno sicurezza, ti mettono al riparo da emozioni che sono, semplicemente, troppo.

Troppo grandi, troppo intense, troppo belle, troppo dolorose, troppo per te, perché tu possa accettarle e possa gestirle.

A volte il disturbo alimentare è il modo più facile per vivere. È la disfunzione più immediata che riesce ad elaborare una testa che si pensa libera, ma che poi si ritrova imprigionata in se stessa, e per quanto si dimeni, le mura della prigione in cui è chiusa sono sempre troppo alte, troppo doppie, troppo dure, troppo.

Spesso sono stata contenta di soffrire di disturbi alimentari, perché il mio corpo mi stava dicendo qualcosa che la mia testa aveva difficoltà ad accettare: e cioè che essere me stessa non è sbagliato.

Che non c’è giusto o sbagliato: non lo è il cibo, non lo è essere magro o essere grasso, non lo è decidere di non mangiare o di mangiare di più perché ne hai voglia.

Non è sbagliato amare, prenderti una pausa dalla vita, non è sbagliato ricominciare a vivere, recuperare brandelli di una vita saltata in aria, esserci, non esserci, pensarti diverso dal modo in cui hai sempre vissuto, essere diverso. Cambiare, no, non è sbagliato, e lasciare che anche gli altri se ne accorgano.

Spesso il vero dolore è accettare con noi stessi i nostri cambiamenti, pensarli liberi dalle trappole che la mente ci tende per il timore di non saper essere libera.

Libero. Come lo è ognuno di noi di decidere come sentirsi, con quali fantasmi fare amicizia, con quali andare a letto la notte; liberi di conoscersi fino a stare male, perché conoscersi significa dirsi le cose. E fa male dirsi le cose, scoprire che quello che senti è diverso da quello che tu pensi di te stesso. Fa un cazzo di male che non puoi sopportarlo, e allora ti spaventano i mostri sotto al letto, o nell’oscurità, perché pensi che possano arrivare all’improvviso e trascinarti con loro nell’abisso, e da lì non ne esci, perché non hai deciso tu di scendere.

Invece siamo liberi anche di visitare i nostri mostri, i nostri inferni, di prenderci addirittura la residenza, e trovarci a nostro agio, quando scopriamo che quei mostri non sono altro che la nostra paura di sentire un’emozione. Di dirci come stiamo. Cosa vogliamo. Chi vogliamo essere.

Guarire da un disturbo alimentare non significa mangiare bene, significa togliere, una dopo l’altra, le pietre dai muri che abbiamo innalzato attorno al nostro cuore; che abbiamo messo davanti alla nostra mente. Significa sporcarci e lacerarci le mani per recuperare la libertà di sentire. E scoprire che, sì, è proprio oltre quei muri che la vita attende di essere rincorsa.

Che essere spregiudicatamente noi stessi non è una malattia.

7 commenti Aggiungi il tuo

  1. Alessandro Gianesini ha detto:

    Complimenti! 🙂

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  2. Giusy ha detto:

    Giulia: il post più bello fino ad ora. I miei complimenti (che son doppi, eh😉).

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    1. ailuig91 ha detto:

      Grazie ❤️L’autenticità è sempre la cosa più bella ❤️

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      1. Giusy ha detto:

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  3. ugologu ha detto:

    E comunque una bella ciaspolata risolve tante cose 🥰.Stai facendo un buon percorso,credo.🤗

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    1. ailuig91 ha detto:

      Di questi tempi più che una ciaspolata, bisognerebbe stendersi su un prato e respirare tutta l’aria che si può☺️

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