Hai da accendere? Io no, chiedi ad Atac

È venerdì 14 ottobre, un soleggiato giorno di fine settimana nella Capitale. L’aria per le strade è frizzante, ma seduti dentro l’autobus si sta al caldo.

Ogni passeggero del veicolo è immerso nei propri pensieri o nel telefonino, mentre si procede a passo lento lungo le vie affollate del Tufello.

Giganti rossi targati Atac che si muovono disinvolti tra le strade strette, attenti a non investire i ragazzi che raggiungono la scuola, o a non ammaccare le auto parcheggiate (in doppia fila).

Mentre sfila così, tra un pubblico distratto, l’autobus inizia a dare segni di cedimento: lo specchietto retrovisore si riempie di fumo bianco, mentre il motore è affaticato.

Alla fermata Isole Curzolane/Euganei, lungo la discesa che unisce il Tufello a viale Jonio, un passante fa cenno all’autista che qualcosa non va bene. Lui scende tra lo stupore dei passeggeri, tutti con il fiato sospeso: il mezzo resta con le porte aperte per un paio di minuti, e mentre iniziano a serpeggiare timide ipotesi su quello che può essere successo, un odore di bruciato entra prepotente nell’ambiente.

L’autista rientra con un’espressione sconfitta e ci dice di scendere, c’è un guasto al motore. La puzza che inizia a sentirsi non lascia spazio a dubbi: c’è un principio di incendio. Dalla canna un fumo bianco e maleodorante investe i passanti e sale su, fino alle finestre delle case che si affacciano lungo la discesa. È finita la corsa di un 338, destinazione Val d’Aosta/Stazione Nomentana, alle 8:11 del mattino.

La giornata sarà ancora lunga, soprattutto per chi dovrà occuparsi di spostare l’autobus che ingombra inutilmente la strada, e dovrà poi farvi manutenzione.

Basta fare una rapida ricerca su Google, e scrivere tra le parole chiave: incendio autobus Atac Roma per accorgersi che si tratta ormai della normalità. Non ci si stupisce quasi più di fronte ad episodi del genere: tutti sanno che i veicoli sono vecchi, che non funzionano, a partire da Atac. E cosa fa? Rimuove le carcasse dei veicoli dalle strade.

E noi che ci muoviamo senza auto, e non abbiamo alternativa, continuiamo a salire sui mezzi, una vera e propria scommessa con la vita, e a pagare il biglietto sperando che con 1.50 Euro riusciamo ad arrivare interi a destinazione, senza troppi intoppi e deviazioni. Rassegnati anche ad arrivare in ritardo agli appuntamenti perché tanto si sa, stiamo a Roma, queste cose succedono.

Ma soprattutto: non abbiamo alternativa. Perché se il trasporto pubblico è nelle mani di Atac, poco importa se il servizio non funziona. Questo abbiamo e questo ci dobbiamo tenere. 

Se diamo tutti così tanto per scontato che nulla cambia, chi e da che parte di inizia a cambiare? Ma intanto è venerdì, c’è il sole, gli autobus vanno a fuoco, qualcuno rischia la vita, e va tutto bene.

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