E tu in che cima andrai?

Scorrendo i titoli dei programmi televisivi sul sito “Stasera in TV” scopro, non solo, che esiste un film intitolato “A casa tutti bene”, proprio come un articolo che ho pubblicato un paio di settimane fa, di cui non sapevo nulla (pur sentendomi fierissima per aver sintetizzato tutto quello che avevo scritto in una sola frase, tanto efficace), ma anche che, come al solito, il palinsesto tv è studiato appositamente per avere l’imbarazzo della scelta in alcune serate, e per andartene a dormire alle 20 in altre.

E questa rientra proprio in una delle prime: ci sono almeno otto trasmissioni, tra cui un documentario e due serie tv, che vorrei vedere, e questo solo nelle prime due pagine del sito. Non ho neanche guardato la terza perchè già so che ci sarà un qualche “C.S.I.” ad aspettarmi, nè Real Time, dove ci sarà sicuramente “90 giorni per innamorarsi”, e con questi due arriviamo a 10 cose che vorrò vedere.

Capite bene che la difficoltà di essere me si palesa con tutta la sua forza in occasioni come questa, in cui la voglia di vedere ogni singola trasmissione è uguale per tutte, quindi scegliere sarà un po’ una piccola tragedia.

In ogni caso, sono nella mia camera mentre fuori sembra esserci la fine del mondo, e poche cose mi fanno sentire a casa come questa sensazione; rilassa la mia mente e concilia i miei pensieri, così tutto mi appare più chiaro, semplice da accettare.

Ieri ho fatto un’escursione con il gruppo di cui ho già parlato, Itinarrando. Siamo stati sul Monte Etra, ad Ovindoli, ed è stata una giornata molto particolare. Ho deciso all’ultimo di andare, e ho compiuto un’importante opera di persuasione su me stessa per convincermi che ce l’avrei fatta a portare a termine il percorso, perchè erano indicati punti un po’ esposti e su roccia, ed io soffro di vertigini ed ho paura del vuoto (non riesco ad affacciarmi neanche dal secondo piano di casa dei miei nonni senza dovermi attaccare al cornicione della finestra e assicurarmi che non ci sia nessuno affianco a me che possa farmi volare a terra).

Eppure mi sono detta che non c’era un solo motivo per cui avrei potuto fallire. Che la paura poteva esserci, ma non è da sola sufficiente a non farmi fare le cose che mi piacciono. Dopo aver dato due baci a mia mamma, sia prima di andare a dormire la sera, sia prima di partire la mattina dopo (perchè uno parte con le buone intenzioni, ma poi non si può mai sapere!) sono partita e mi sono lasciata andare a quest’avventura.

Se sono riuscita a portarla a termine il merito è sicuramente della guida Aigae che mi ha rassicurato sempre, mostrandomi la via più semplice e più sicura per affrontare i punti più cruciali, tendendomi la mano, e dimostrandomi la naturalezza con cui si può attraversare la propria paura, senza soccombere, ma impiegandola come strumento per conoscere i propri limiti, senza sfidare con arroganza se stessi e la natura.

Ovviamente non sono diventata un’alpinista, ma ieri non ho avvertito il timore che pensavo. Ci sono stati passaggi impegnativi per me, ma con l’aiuto che avevo dall’esterno e con la convinzione di farcela, alla fine ce l’ho fatta senza dover lottare troppo con me stessa. È stato bello. Ma di quella bellezza data dal trovare in te, e anche fuori, una forza che non pensavi di poter avere. Dal riscoprirti diverso da chi pensavi di essere. Mai avrei pensato di fare una cosa simile, mi immaginavo piuttosto di bloccarmi e non pensare ad altro che buttarmi nel vuoto per non doverne affrontare la paura (cosa assurda da pensare, ma che mi è già successa in passato).

La montagna bisogna comprenderla, rispettarla e ammirarla. Perchè ci insegna di noi più di quanto siamo disposti ad accettare.

Il percorso che abbiamo fatto ieri era un anello, quindi la salita l’abbiamo fatta da un versante, e la discesa da un altro, per poi chiudere il cerchio nel punto in cui avevamo iniziato il cammino.

La cosa che mi piace dell’anello è l’idea di non ritornare sui propri passi. Ciò che hai affrontato una volta è superato, ormai fa parte di te. Non hai una seconda possibilità di fare le cose. Se riesci, vai avanti, altrimenti torni indietro. Non ci sono alternative. Però lo capisci dopo, mentre sali sei talmente concentrato sui tuoi passi che non vedi e non senti altro. Te ne rendi conto quando scendi, e nuove difficoltà ti attendono, e puoi affrontarle perchè ormai la paura è domata, sai di poterla controllare.

Mi piace l’idea che sei solo con te stesso. Che, per quanto aiuto tu possa ricevere da fuori, devi essere convinto tu di farcela, altrimenti non ti salva neanche l’elicottero di soccorso. I passi sono i tuoi, le gambe che procedono sono tue, le mani che toccano la pietra sono tue. La paura è tua. Ma anche la voglia di salvarti. Tutto mio, in questo caso.

La montagna va conquistata. Lei sta lì, immobile, e non mente sulle sue particolarità. Non ti regala facili soddisfazioni e superficiali entusiasmi. Non ti inganna sulle tue capacità. Perchè se arrivi in cima, è merito delle tue forze, ed è importante imparare ad essere orgogliosi di noi stessi, a riconoscere i nostri limiti e anche la volontà di rispettarli.

La montagna non chiede protezione, nè pretende di proteggerti da lei, o da te. Quindi tutto ciò che fai, lo fai per te stesso. La montagna esige attenzione. Un’attenzione a noi che raramente abbiamo durante la nostra vita.

Immersi nel lavoro, nella quotidianità più caotica, nei noi stessi che devono (provare ad) essere la versione migliore, quanta attenzione riponiamo alle nostre esigenze, alle nostre emozioni, ai nostri dolori?

Ieri, tra l’altro, era anche la giornata mondiale della salute mentale. E quanto è più importante oggi avere una mente organizzata, efficace, volta al successo professionale, anzichè una mente sana? Io stessa, per anni, ho pensato di realizzarmi dal punto di vista professionale, per poi rendermi conto che stavo gareggiando contro me stessa, e che nella corsa al successo, stavo perdendo di vista la mia salute. I miei limiti, le mie paure, le mie emozioni, le mie priorità.

In qualche modo la montagna ti consente di riportare l’attenzione su un’interiorità abbandonata, dimenticata sotto strati di pressione e bisogni fittizi.

Poi volevo riflettere su una piccola nota stilistica: Etra, il nome del monte di ieri, al contrario si legge Arte. Ed è una grande forma di arte fare qualcosa per se stessi, perchè la voglia e l’impulso di farlo è più forte di qualsiasi timore. È un’arte porgere l’orecchio a ciò che la natura, fuori e dentro di noi, ci sta sussurrando. Ed è un’arte conquistare una montagna, e quindi una vista privilegiata sulla natura, e quindi su noi stessi.

Scalare è difficile. Sia la cima di una montagna, sia le sommità nascoste dentro di noi. Non ci sono sconti quando devi farlo e trarne delle conclusioni. Ma il fatto che una cosa sia difficile davvero basta per non farla?

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Scribacchino ha detto:

    Da questo articolo evinco che sei onnivora… televisivamente parlando! 😀

    E che sei scalatrice o che comunque la cosa ti appassiona. Anche a me la montagna piace, ma ho sempre preferito le camminate, anche se arrampicare è un’esperienza che, un’altra persona (quella persona) mi ha un po’ fatto venir voglia di provare. 😉

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    1. ailuig91 ha detto:

      Sì onnivora anche culinariamente parlando 😂 scalare le montagne è una bella esperienza, come tutto è da provare per capire se ci si è portati 😄

      Piace a 1 persona

      1. Scribacchino ha detto:

        Eh, se non avessi già altre 1000 cose in ballo, sarebbe carino fare un’uscita col CAI…
        Ho amici che l’hanno fatto (come corso base) e si sono divertiti 🙂

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  2. ailuig91 ha detto:

    Divertirsi fa la differenza tra le 1000 cose da fare 😄

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