Una casetta piccola così

il

Ho sempre pensato che il modo in cui tratti gli altri, confusionario, rigoroso, chiaro, fraintendibile, trasparente, pulito, malizioso, onesto, sia il modo in cui tratti te stesso, e le tue emozioni.

Non si tratta mai degli altri, ma sempre di noi.

Quando entriamo in relazione con gli altri, con tutti gli altri, in qualsiasi tipo di relazione, mettiamo in gioco il nostro sentire, vedere, comprendere, ci esponiamo al 100%.

Poi possiamo decidere quanto dare di noi agli altri, ma il semplice contatto umano comporta un coinvolgimento importante per il nostro essere.

E dunque non si tratta di essere cattivo o buono con l’altro, di amare o odiare l’altro, di aiutarlo o metterlo in difficoltà, di parlargli chiaramente o lasciare le cose al caso.

Si tratta di essere buoni, di amare, di aiutare e di essere chiari con noi stessi.

Di ricercare nell’altro ciò che è dentro di noi, o ciò che a noi manca, ma che sentiamo essere simile, complementare.

Si tratta di non mettere in difficoltà le nostre emozioni, nel momento in cui le mettiamo in gioco.

Di provare qualcosa e scegliere di conseguenza. E quindi assumersi la responsabilità della scelta.

Troppe volte, al giorno d’oggi, i rapporti sono confusi, incomprensibili alle persone stesse che li vivono.

Osserviamo relazioni dai confini sfumati, amore, amicizia, sesso, conoscenza, ma senza essere effettivamente determinati.

Senza chiarire gli estremi di ciò che si sta vivendo.

E non perché sia sempre tutto razionalizzabile, anzi. Alcune cose vanno vissute proprio per quello che sono, bisogna investire sulla bellezza del momento, credere nell’emozione che si sente esplodere nel petto e non pensarci più di tanto.

Tuttavia, c’è tanta paura del contatto.

Spesso si liquida tutto ad una questione di sesso, come se fosse quella l’unica cosa possibile, o il modo migliore per investire le proprie energie e vivere le proprie emozioni.

Come se il sesso fosse la distanza più breve, e più facile da percorrere, tra due solitudini.

Utilizzare il sesso non tanto per un piacere fisico, ma per avere l’illusione, tramite quel piacere, di colmare vuoti emotivi profondi, incomprensioni cocenti, solitudini disperate che richiedono attenzioni, ma hanno paura di essere accolte, comprese. Solitudini che temono di sentirsi parte di qualcosa di più grande, di più importante.

C’è tanta paura di entrare in relazione con noi stessi, di rivolgere i nostri occhi a quell’interno così bistrattato, così isolato, così dimenticato che è la nostra emotività.

C’è timore di guardarci dentro e toccare con mano quel materiale così complesso che sono le emozioni, che chiedono attenzioni, ma che noi ignoriamo continuamente.

E quando entriamo in contatto con gli altri emerge fortemente questa ignoranza emotiva, che ci porta a scombinare tutto: a trattare male chi abbiamo di fronte, ma in primis noi stessi.

Non rispettiamo ciò che desideriamo.

Ci illudiamo di volere una cosa solo perché ce l’abbiamo lì, pronta davanti a noi, disponibile, in attesa di essere presa ed usata a nostro uso e consumo.

Ecco, ci convinciamo, in modo totalmente arbitrario, che le nostre emozioni siano ad uso e consumo del momento che stiamo vivendo. O peggio, dei bisogni che abbiamo.

Come se l’emozione dovesse legittimare, ancora di più, i momenti che viviamo. Le situazioni in cui ci infiliamo, sapendo già che non ci sono vie d’uscita.

Ed è invece proprio il contrario. Noi siamo le emozioni che proviamo. Anche quelle che decidiamo di nascondere ai nostri occhi, che non vogliamo assecondare per paura di dove ci porteranno.

Noi siamo il contatto con quelle emozioni.

Quanto tenerle vicine, o a distanza, dipende da noi: dalla nostra capacità di rischiare, dalla volontà di conoscerle fino in fondo.

Dalla possibilità che vogliamo darci di scoprire la gioia, il dolore, l’amore, la solitudine, la mancanza.

Oggi splende il sole.

Almeno, stamattina ce n’era tanto. Poi qui a Cassino ha iniziato a piovere.

Sta ancora piovendo.

Ma oggi splende il sole dentro di me.

Perché sono andata a vivere da sola.

In una casa a Cassino.

Io, che fino ad un mese fa cercavo lavoro fuori per allontanarmi il più possibile dalla mia città; che escludevo a priori la possibilità che potesse esserci pace dentro di me qui a Cassino; che non mi davo l’opportunità di scoprirmi me stessa nel luogo in cui mi sono infilata una maschera per vivere all’oscuro di quelle emozioni che non riconoscevo mie.

Ebbene, ho trovato una casa per vivere qui a Cassino.

Con una paura enorme di tutto quello che potrà succedere da questo momento in poi, e una voglia ancora più folle di scoprirlo.

Ho deciso di non fuggire più. Da Cassino, dalle mie origini, dal disordine accumulato per anni in me stessa.

Ma anche dal caos creativo che chiede di essere assecondato, che urla affinché gli presti attenzione.

E allora ho deciso di entrare di più in contatto con me.

Perché mi sono accorta che ci vuole veramente molto poco per darla vinta alla superficialità: per vivere di apparenze, senza rispetto per le proprie emozioni.

Per liquidare i sentimenti come se fossero cose che hanno ormai fatto il loro tempo, senza neanche chiedersi a cosa sia servito quel tempo.

Per diventare la maschera che si indossa quotidianamente, e dimenticarsi ciò che c’è sotto: la personalità e la persona che la indossa.

La complessità che si cela sotto la maschera.

Il baratro è dentro di noi. E caderci è un attimo.

Trovarcisi dentro, senza rendersi conto di dove si è finiti, è così semplice che spaventa anche solo il pensiero.

Rimanere al limite della vertigine è scomodo.

Il buio rosicchia sempre più spazio, e ce ne rimane veramente molto poco per restare in piedi.

Per rimanere interi alle soglie del vuoto.

Forse lottare contro la gravità, all’inizio, sembra difficile, quasi impossibile.

Però da bambini ci insegnavano che le cose belle sono difficili da conquistare.

E allora, forse, la nostra emotività esige uno sforzo per essere compresa, assecondata, per liberarla dai vincoli stretti in cui la leghiamo; liberarla dalla schiavitù cui noi uomini, continuamente, la sottoponiamo, riducendola a misera serva delle nostre esigenze, dei bisogni di cui pensiamo di non riuscire a fare a meno.

Oggi splende il sole.

E c’è, tutto intorno, odore di cannella, ad addolcire l’atmosfera della mia casa, e il mio stato d’animo.

E anche se fuori piove, dentro c’è un sole bellissimo.

15 commenti Aggiungi il tuo

  1. Sai che non sono riuscito a capirci granché? (mi fai una sintesi di quel che volevi dire, perché anche a rileggerlo non ti ho seguita…)
    Poi, se il presupposto è: “Quando entriamo in relazione con gli altri, con tutti gli altri, in qualsiasi tipo di relazione, mettiamo in gioco il nostro sentire, vedere, comprendere, ci esponiamo al 100%.”, allora secondo me è una mera illusione. Anche con noi stessi, se pensiamo che sia così sempre.
    Soprattutto se ci sono dei paletti di mezzo! 🤣

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    1. ailuig91 ha detto:

      Te lo devo tirare appresso un paletto, mi sà😂😂
      Questo per dire che evidentemente ne ho ancora io parecchi nella testa, altrimenti non ci scriverei su 🙄
      Quello di oggi è un po’ un flusso di coscienza, senza paletti!!, Ho unito varie cose che stanno succedendo e ho buttato giù le impressioni che mi suscitano.
      E comunque qual è il presupposto allora?

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      1. er puleggia ha detto:

        🤔
        Rispondevi ad Alessandro o al er puleggia 😁

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      2. ailuig91 ha detto:

        A te, ma il commento mi appariva con il nome di Alessandro🙄🙄

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      3. Ti denunzierò (senti come parlo forbito) per tentato omicidio e lancio insensato di paletti contundenti!
        Comunque ora capisco perché non ho capito molto… e ci sta.

        Il presupposto? Svuotare la tazza per farci stare nuove cose. E non pensare che quel che fai tu, sia lo stesso che fanno gli altri, come essere se stessi in ogni occasione, anzi… pochi lo fatto. 😉

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      4. ailuig91 ha detto:

        Sull’ultima parte sono d’accordo.
        Ecco perchè io sono migliore degli altri 😂😂😂
        Ovviamente si scherza 😃
        Si scherza e si parla tanto tanto tanto.
        Forse la scrittura stessa è un paletto, un modo per razionalizzare ciò che ci accade, per contenerlo, e comprenderlo.
        Ma anche i migliori hanno dei difetti 😃😂😂

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      5. Che sei? Un cacciatore di vampiri, da portarti sempre i paletti? 🤣🤣🤣

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      6. ailuig91 ha detto:

        Meglio i paletti che l’aglio e i crocifissi😃😂

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  2. er puleggia ha detto:

    Casa dolce casa

    Per me è il posto più sicuro al mondo, modellato , curato, e sistemato a gusto personale e secondo le esigenze

    Da oggi ti accorgerai che se per caso ti capita di dormire solo per una notte da i tuoi genitori !!!!
    Non vedrai l’ora di tornare nella tua casetta e nessuno al mondo potrà cambiare questa cosa

    “La casa ” Fa parte dei paletti da te menzionati
    Decidi te chi far entrare e chi no
    Decidi te il colore delle mura
    Decidi te il tipo di arredamento
    Decidi te cosa mangiare
    Decidi te e basta
    ” Questa è casa mia e qui comando io”

    PS a me piace tantissimo quando rincaso la sera!! La guardo e ne sono felice anche se manca sempre qualcosa da fare
    Auguri e goditi questo attimo
    importante della vita

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    1. ailuig91 ha detto:

      Grazie Alessandro 🥰 è esattamente come hai detto tu! Ovviamente non è ancora mia, sono in affitto però è arredata e dipinta proprio come piace a me😃 oggi sono tornata mezz’ora a casa da mamma (abita a 5 minuti di macchina da me) e mi sentivo persa tra quelle mura!
      I luoghi si lasciano fisicamente quando ne siamo già usciti mentalmente 🥰
      Ora piove, ed io sono sola nel letto a sentire la pioggia che scende nel silenzio e nella solitudine della casa 🥰

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  3. ugologu ha detto:

    Una nuova consapevolezza,che ti renderà più indipendente ma non ti farà disdegnare la carezza di un genitore ma fatta ad una persona più consapevole.buon sole di mezzanotte 🤗

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    1. ailuig91 ha detto:

      Condivido! Un modo in più per apprezzare le carezze 😃

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  4. ugologu ha detto:

    Com’è il secondo giorno di…casetta?

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